Massimo Viti

Massimo Viti è un creativo compulsivo. Architetto, grafico, artista visuale, ha attraversato ogni linguaggio iconico e sempre, non gli basta. Sempre, è alla ricerca di nuove modalità dettate da una frenesia che è la “furia maremmana” di raggiungere l’obiettivo, di cogliere quanto l’intuizione dona per una breve pausa e poi si trasforma, come succede di frequente. Mancava, nella sua complessa tavolozza esperienziale, di cimentarsi nella scrittura che ha bisogno di un tempo diverso dall’espressione gestuale; che, se non è il flusso poetico immediato e di sintesi concettuale, costringe ad una meditazione stratificata, ad un ritorno sui propri passi, finché il flusso delle parole non s’incontra con l’immaginazione nella forma che si ritenga “giusta”
Mario Papalini

Massimo Viti

Massimo Viti è un creativo compulsivo. Architetto, grafico, artista visuale, ha attraversato ogni linguaggio iconico e sempre, non gli basta. Sempre, è alla ricerca di nuove modalità dettate da una frenesia che è la “furia maremmana” di raggiungere l’obiettivo, di cogliere quanto l’intuizione dona per una breve pausa e poi si trasforma, come succede di frequente. Mancava, nella sua complessa tavolozza esperienziale, di cimentarsi nella scrittura che ha bisogno di un tempo diverso dall’espressione gestuale; che, se non è il flusso poetico immediato e di sintesi concettuale, costringe ad una meditazione stratificata, ad un ritorno sui propri passi, finché il flusso delle parole non s’incontra con l’immaginazione nella forma che si ritenga “giusta”
Mario Papalini

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